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La sinergia tra i fiori di Bach e la saggezza felina

Caso reale sull’utilizzo dei Fiori di Bach per gatti con squilibri emotivi e relazionali nella relazione uomo–animale.


Indice dei Contenuti
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Il contesto emotivo nella relazione uomo–gatto

Voglio raccontare questa storia che nella sua semplicità mi ha ispirato alcune riflessioni e insegnato molto.

Mi è capitato questo caso, di cui sono molto grata, in un momento molto caotico della mia vita. Un momento pieno di decisioni da prendere e di compromessi da accondiscendere.

Uno di quei momenti in cui ti sembra di non avere tempo per fare niente di extra oltre al minimo indispensabile.

Ciononostante fui felicissima di essere contattata da Claudia, una donna con cui condivido interessi comuni e che stimo molto.

Claudia è una consulente in relazione felina che si è resa conto di aver fatto tutto ciò che era nelle sue capacità per aiutare i suoi due gatti (Joker e Bia) e si è domandata se i loro comportamenti non dipendessero da uno squilibrio emotivo.

Dunque ha deciso di tentare un approccio olistico e iniziare un percorso con i fiori di Bach, utili a ristabilire l’equilibrio emotivo e comportamentale, lavorando sia sui gatti che sulla relazione con lei.

Un percorso che si è rivelato breve ed efficace: fu chiaro fin da subito che la scelta di Claudia era stata lungimirante.

I fiori di Bach possono agire in vari modi, dipende da molti fattori e il risultato non è mai prevedibile perché è estremamente soggettivo.

Dopo l’assunzione si può avere un miglioramento più o meno lento, a volte così lento che è impercettibile senza l’aiuto di occhi esterni ed esperti che ti aiutano a mettere a fuoco i piccoli cambiamenti.

Ebbene, i gatti di Claudia mi hanno insegnato che si può anche avere un miglioramento netto in pochi giorni e che non servono sempre occhi esperti, può essere anche molto evidente, direi palese.

Quando l’equilibrio emotivo si spezza: Joker e Bia

Claudia mi chiese una consulenza perché Joker e Bia erano andati d’accordo da subito e poi qualcosa era cambiato.

Ora sembravano preda delle loro stesse emozioni. Questi due gattoni stupendi – Joker con uno sguardo da perderci la testa e Bia con un’invidiabile chioma degna di una Diva – erano molto legati, ma ultimamente facevano fatica a tollerarsi.

In buona parte della giornata si ignoravano, mentre prima facevano molto spesso allogrooming (pulizia del pelo reciproca). Con Claudia abbiamo parlato a lungo cercando di capire se a mancasse loro qualcosa di fondamentale che non rispettasse i bisogni primari, etologici o fisiologici, ma non venne fuori nulla.

Aveva fatto un corretto inserimento, era attenta a distribuire le risorse sempre nel modo giusto, dava le attenzioni misurate sull’individuo.

Tra l’altro è un’ottima osservatrice, ogni passo è consapevole e premuroso.

Ma allora cosa c’era che non andava? Perché avevano smesso di andare d’accordo?

Claudia mi ha raccontato che qualcosa è cambiato dopo un periodo in cui, per necessità personali, lasciò i due mici alla mamma per un mese. Erano abituati alla presenza della madre di Claudia con la quale andavano anche d’accordo, ma evidentemente l’equilibrio su cui avevano lavorato negli anni in qualche modo è venuto meno e loro si sono destabilizzati.

Un mattoncino nel loro Jenga interiore era stato tolto e stava per crollare tutto.

Al ritorno a casa, Claudia iniziò a notare alcuni cambiamenti che non aveva mai visto. Joker era diventato molto più “fisico” nei confronti di Bia. Come se avesse un impellente bisogno di sfogare il suo atto predatorio su di lei. La rincorreva, la aspettava fuori dalla lettiera per poi puntarla, inseguirla, montarla. Addirittura arrivava a morderla (senza affondare) strappandole il pelo.

Joker ha sempre avuto una motivazione predatoria dominante e Claudia è sempre stata attenta a dosare il gioco predatorio calibrandolo con altri giochi più mentali, cognitivi, aiutandolo a sfogarsi e a mantenere un arousal equilibrato. Ma in quel momento non riusciva più ad aiutarlo. Quando vedeva questi atteggiamenti lei cercava sempre di intervenire e placare la situazione. Ma temeva che un giorno avrebbe esagerato, magari in sua assenza, facendosi del male.

Per contro, Bia era perennemente in guardia. Aveva piano piano iniziato a isolarsi sempre di più. Non la vedeva più molto rilassata e sembrava costantemente infastidita da Joker. Aveva smesso di riposarsi sul letto, sul divano, cuscini, ceste. L’unico punto in cui si sentiva tranquilla era la parte più alta del tiragraffi a castello. Bia aveva optato come migliore posizione quella più in alto possibile, così da monitorare Joker ed evitare sorprese o perlomeno, ridurre la probabilità di essere colta di sorpresa. Non ha un carattere sottomesso, anzi, risponde sempre molto piccata a Joker, con soffi, graffi e fughe. Ma comunque si era ritrovata a rinunciare gradualmente a molti spazi della casa che prima frequentava tranquillamente. Avevano quindi smesso di coccolarsi e di condividere luoghi di riposo. Bacini e allogrooming stavano diventando una rarità.

Claudia descriveva Bia come “schifata”. Secondo lei era disgustata dall’odore di Joker e lo evitava come poteva. Notava che non toccava nulla che ne fosse impregnato del suo odore, anche se lui non c’era o era impegnato altrove. Non saliva nemmeno più sulle gambe di Claudia, cosa che prima era solita fare. Saltava le zone “usate” da Joker con maestria, senza nemmeno far poggiare le zampe.

Il lavoro con i Fiori di Bach nella relazione uomo–animale

Quando Claudia mi ha chiesto aiuto ed esposto la situazione mi sono resa conto che c’erano vari punti di vista da cui poter iniziare a lavorare. Ho saltato del tutto il punto di vista etologico sapendo di avere a che fare con una persona molto capace e mi sono soffermata sulle parole che la partner umana aveva usato, andando a cercare gli stati emotivi e quali creavano questi picchi. A mio avviso c’era molta carne al fuoco e rischiavamo di fare un calderone di emozioni: intolleranza, disgusto, mancanza di autocontrollo, territorialità eccessiva, incapacità di riprendere possesso dei propri spazi, aggressività rediretta, continua richiesta di attenzioni, isolamento, rabbia, ecc…

Ci siamo però focalizzate su specifici punti. Per Joker abbiamo iniziato con una miscela di fiori di Bach che potessero tranquillizzarlo immaginando che i suoi sfoghi derivassero da un gran bisogno di attenzioni. Ipotesi confermata dall’affermazione che Joker fosse un gatto molto “richiedente” e che direzionava l’aggressione/sfogo su Bia quando aveva fame. Probabilmente aveva capito che facendo così attirava l’attenzione di Claudia, a scapito della salute mentale di Bia (di tutti e tre in realtà).

Per Bia invece abbiamo messo il focus sull’intolleranza e il disgusto verso tutto ciò che riguardava Joker. L’idea che non posava nemmeno una zampina sulla coperta impregnata dell’odore del gatto maschio mi ha dato l’impressione di un’urgenza da osservare. Inoltre mi sono affidata al mio istinto, e alle parole che Claudia usava per descriverla perché la percezione della partner umana non è da sottovalutare, anzi ricopre un ruolo fondamentale nella relazione. Anche se la persona dà un’interpretazione scorretta di un comportamento animale, l’energia che la muove nella direzione di volerli aiutare viene da quella convinzione. Vale quindi la pena approfondire, a mio parere o perlomeno tenere in considerazione cosa mi viene raccontato.

Ebbene, dopo una settimana dalle prime somministrazioni di fiori di Bach le cose hanno iniziato a cambiare.

Bia dopo solo una settimana era tornata a dormire sul letto di Claudia ma in assenza di Joker.

Poi ha utilizzato una cesta (sempre in camera da letto) che non usava da tempo mentre Joker era sul lettone.

Joker ha diminuito di molto le aggressioni.

Dopo due settimane erano di nuovo due gatti innamorati.

Claudia li trovava sul lettone intenti a coccolarsi e a dormire insieme, e Bia era tornata ad accoccolarsi sulle sue gambe!

Un grande traguardo in pochissimo tempo! Alla fine abbiamo lavorato insieme solo due mesi e la situazione è tornata come prima.

Il mattoncino Jenga era stato riposizionato e l’equilibrio emotivo ristabilito. Un dettaglio che ho trovato personalmente molto bello e mi ha scaldato il cuore è che entrambi i gatti amavano il momento della somministrazione dei fiori. Claudia si spruzzava i fiori sulle mani e poi li carezzava. In pochi giorni avevano imparato che quello era un momento di cura per loro. Ne percepivano l’importanza, la potenza, la vibrazione.

Non solo si sdraiavano per farsi spalmare i fiori di Bach sul pelo ma leccavano anche il restante dalle mani di Claudia. Banalmente (o forse no) loro sapevano che quelli erano i rimedi giusti per loro in quel momento della loro vita ed erano ben contenti di trovarli tra le mani della loro amata partner umana. Ne hanno giovato finché sono serviti. Il modo in cui noi esseri umani percepiamo la vibrazione di un fiore di Bach non è molto lontana da come la percepiscono i gatti. Loro sanno esattamente cosa sta succedendo nel loro spirito-corpo-mente quando li assumono. Hanno consapevolezza di loro stessi. Non si chiedono se i fiori funzionano, per quanto tempo devono prenderli o quanto costano.

“Li prendo e sto meglio” stop. Questo è ciò che conta. Non devo sapere altro.

I fiori di Bach hanno il compito di accompagnarti nel viaggio verso te stesso, verso il tuo stato originale, quello perfetto, quello fatto di Luce. Aiutano ad esplorarci e donano consapevolezze.

E i gatti, che stanno un po’ di qua e un po’ di là, hanno chiaro il concetto.

Loro vedono bene la Luce a cui appartengono, sanno da dove vengono e dove stanno andando. Sanno anche che, vicino a noi umani, possono assorbire e manifestare i nostri squilibri. Li percepiscono nella nostra energia e nelle nostre emozioni.

La loro presenza nella nostra vita non è casuale; scelgono di accompagnarci per un periodo, contribuendo al nostro viaggio interiore e alla nostra evoluzione.

In sintesi, i gatti non solo ci tengono compagnia, ma ci aiutano a esplorare e migliorare il nostro benessere emotivo e spirituale.

Gli animali ci offrono l’opportunità di riflettere sui nostri disequilibri e di intraprendere un percorso di crescita personale, aiutandoci a riconnetterci con la nostra “Luce” interiore.

Spesso agiscono anche da “Specchio emotivo”: i loro comportamenti, che spesso definiamo “problemi”, possono essere una rappresentazione esterna di ciò che noi stessi viviamo internamente ma non riusciamo a vedere.

Cosa ci insegnano i gatti sul benessere emotivo

Impariamo allora a farci delle domande quando i nostri animali agiscono e si comportano “male”:

  • Cosa fa il mio gatto (o cane) che faccio anche io?
  • Cosa mi disgusta o mi irrita?
  • Perché evito certe situazioni o emozioni?
  • Su quali aspetti della mia intolleranza o aggressività devo lavorare?

Sono molte le domande che possiamo porci, suggerite dai nostri animali, volte alla crescita personale.

Una crescita che dobbiamo a noi stessi e a loro, che vogliono aiutarci. Nessun gatto o cane è nella nostra vita senza un perché. Non siamo noi a trovarli abbandonati, malati, feriti… sono loro che si fanno trovare abbandonati, malati, feriti. Esattamente nel momento in cui siamo pronti ad aprire il cuore e farli entrare. Da quel momento inizia un viaggio interiore che merita tutta la fiducia e l’osservazione possibili.

Cosa ho imparato da questa semplice e potente storia?

Ho capito che anche piccoli cambiamenti nella routine o nell’ambiente possono destabilizzare gli animali, evidenziando la necessità di mantenere un equilibrio.

Ho sperimentato come i gatti possano percepire e reagire ai fiori di Bach, mostrando una consapevolezza istintiva del loro effetto benefico. Ho imparato che momenti di cura condivisi, come la somministrazione dei fiori, possono rafforzare il legame e favorire il benessere di tutti.

Rendiamoci conto di avere un tesoro inestimabile che riempie di peli il nostro divano, siamo grati.



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